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Da Sabato 28 marzo a Domenica 12 luglio Venerdì 27 marzo alle 17 presso il teatro comunale di Belluno il noto critico d’arte Philippe Daverio presenterà la prima mostra monografica dedicata ad Andrea Brustolon (1662-1732), scultore e intagliatore bellunese, protagonista assoluto del Barocco veneziano, definito da Balzac "Michelangelo del legno".
La mostra sarà ospitata nelle sale di palazzo Crepadona dal 28 marzo al 12 luglio e proporrà più di cento capolavori del maestro - dall’arredo ecclesiastico al mobilio - oltre a dipinti e sculture di suoi contemporanei. Insieme alle sculture e agli arredi esposti, il pubblico potrà ammirare un gruppo di bozzetti in terracotta e terracruda e lo straordinario corpus di disegni del museo civico di Belluno.
La mostra
Belluno, dopo l’affascinante mostra sull’arte lignea del ’400 “A Nord di Venezia”, la positiva esperienza dell’esposizione su Ippolito Caffi e il successo dell’evento dedicata all’ultimo Tiziano, inaugura un’altra grande mostra dedicata al talento espresso dal territorio bellunese: Andrea Brustolon.
Un nome di fama internazionale che ha reso significativa questa terra e che ha saputo trasformare in arte uno dei suoi elementi caratterizzanti: il legno.
Allestita presso le sale espositive di Palazzo Crepadona dal 28 marzo al 12 luglio 2009 la mostra antologica, curata da un prestigioso comitato scientifico in collaborazione con la Soprintendenza PSAE per le Province di Venezia, Padova, Belluno e Treviso, intende indagare e ripercorrere l’intera vicenda umana del geniale scultore e intagliatore, presentando al pubblico una nutrita antologia delle sue migliori opere, dall’arredo ecclesiastico al mobilio, confrontata con il contesto pittorico e scultoreo coevo.
Un percorso espositivo di oltre 100 opere che permette al visitatore di seguire concretamente l’intero processo creativo dello scultore, rimanendo affascinato dalla sua straordinaria capacità di dare al legno, contemporaneamente, forza plastica e pittoricismo. Opere sacre e profane di altissima qualità, con virtuosismi decorativi ineguagliabili e in grado di raggiungere vertici di pathos straordinari.
La mostra continua e si arricchisce con gli itinerari sul territorio. Belluno offre al visitatore la possibilità di ammirare le opere e le imponenti pale di Brustolon custodite nel Duomo, nella chiesa di Santo Stefano e in quella di San Pietro: luoghi per i quali esse furono pensate e scolpite. Quindi, un itinerario nella provincia bellunese che conduce ad ammirare, in un incrocio tra suggestioni paesaggistiche e capolavori d’arte, opere rappresentative di quel virtuosismo, di quella ricchezza d’invenzioni, della perfezione tecnica e dell’intensità espressiva dell’arte del Maestro, definito da Honoré de Balzac il Michelangelo del legno
Andrea Brustolon - “civis, celeberrimi, sculptoris egregii, patrie decus et honor”
La conoscenza della vita di Andrea Brustolon, uno dei più originali scultori e intagliatori del barocco veneziano, è tuttora sottoposta ad un dibattito critico che ha ripreso vigore dopo alcune recenti indagini documentarie che tuttavia non chiariscono, in maniera definitiva, alcune questioni aperte sulla biografia dell’artista che, fino ad oggi, si basava sulle ricostruzioni ottocentesche dei suoi apologeti.
Primogenito di cinque figli, Andrea nacque a Belluno il 20 luglio del 1662 da Giacomo Brustolon e Maria Auregne in un edificio quattrocentesco, recentemente restaurato, che ancora oggi si eleva sopra un breve portico presso la via che conduce alla chiesa di S. Pietro nel centro di Belluno. Secondo la versione tradizionale il padre di Andrea era un intagliatore, una professione molto diffusa in quell’area, e quindi verosimile era ritenere che, proprio nella bottega del padre, Brustolon avesse appreso i primi rudimenti di quest’arte dimostrando, sin da subito, grandi capacità.
Qualità straordinarie che Giacomo e il pittore Agostino Ridolfi - personalità artistica tra le più interessanti nella Belluno del tempo e soprattutto, nelle biografie ad ora accreditate, zio di Andrea - compresero immediatamente, tanto da spingere il giovane ad ampliare la sua formazione. Resta tuttora indiscutibile un apprendistato veneziano, provato dall’uso di un linguaggio stilistico, maturato da Brustolon intorno agli anni Settanta e Ottanta, che non poteva provenire dall’ambiente bellunese, certamente più attardato rispetto a quello lagunare. All’età di quindici anni, nel 1677, Brustolon pare giungere quindi a Venezia ospite di Antonio Buzzati che in una lettera al padre scrive: “Messer Giacomo Brustolon riveritissimo, vengo a darvi con questa mia notizia del Vostro figlio Andrea, il quale come di Vostro intendimento io ho messo in studio di M. Filippo Parodi, et mi pare che lui si trovi bene fino a che la nuova stagione gli permette di andare a Roma. Egli ha fatto già tempo, per il suo maestro li modelli di una statua, il quale li dice che sii molto ben riuscito”. Nonostante esistano opinioni divergenti sull’attendibilità di questo documento, i critici concordano nel ritrovare nell’opera di Andrea un indiscusso influsso di Parodi, artista genovese chiamato nel 1678 nella Serenissima per erigere nella chiesa dei Tolentini il monumento funebre del patriarca Giovanni Francesco Morosini, da cui Brustolon apprese schemi compositivi e formali, l’uso grafico del disegno quale studio preparatorio, oltre che specifiche tecniche di preparazione dei materiali.
Parodi - il quale seguì importanti commesse, ammirate anche da Andrea, a Padova in Santa Giustina e nella basilica del Santo - ebbe il merito di introdurre in Veneto un “ gusto berniniano”, appreso durante i suoi soggiorni romani, filtrato poi dalla sensibilità pittorica tipica della città ligure. Se Brustolon venne dunque in contatto con un influsso barocco già durante l’apprendistato veneziano, sarebbero tuttavia un soggiorno a Roma e lo studio diretto delle antichità ad avergli permesso di ampliare le sue conoscenze e affinare le sue, già evidenti, qualità. Pur non avendo una documentazione certa del viaggio, né indicazioni sulla data e sulle sue frequentazioni, si era voluto comunque presumere che esso avesse avuto luogo intorno al 1680 grazie ad alcuni fondamentali disegni il Toro Farnese, il Lacoonte e il Busto di personaggio romano - che lascerebbero intuire come l’approccio all’antico avesse luogo da libera copia.
Quest’influenza classica, oltre a quella barocca, costituisce un filo rosso in tutta la sua produzione sin da quello che può essere considerato il primo lavoro dell’artista giunto fino a noi: il Marc’Aurelio del Museo Correr collocabile nei primi anni Ottanta.
Prima opera documentata resta comunque l’Altare delle Anime di Pieve di Zoldo - per la cui esecuzione il ventitreenne firma il contratto nel 1685 - dove l’artista sa già esprimersi con una “libertà di invenzione, ricchezza di elementi raffigurativi, sorprendente abilità e raffinatezza nella tecnica di esecuzione”. Dopo il viaggio romano, Andrea torna in laguna dove inizia ad essere riconosciuta la sua genialità: la famiglia patrizia dei Venier di San Vio gli commissiona infatti l’arredamento per le sale del loro palazzo con le nove allegorie, e le poltrone della stessa serie, di quello che viene ricordato come fornimento Venier, che lo impegnò per circa dieci anni.
Dopo aver visto il lavoro per il fornimento, altre famiglie del patriziato veneziano gli commissionano opere simili, fra tutti si ricorda la richiesta dei Pisani per dodici sedie in bosso raffiguranti i mesi dell’anno per la loro villa di Strà, ora al palazzo del Quirinale a Roma.
Nel 1695 l’artista ritornò nella sua città d’origine per stabilirvisi definitivamente. Il motivo del suo rientro al paese natio era imputato alla decisione di continuare l’attività della bottega del padre della cui esistenza tuttavia, ora si dubita in base alle più recenti indagini documentarie.
Nel 1696 “mistro A. Brustolon” realizzava e metteva in opera la splendida Cassa-reliquiario di Santa Teodora, il cui corpo era conservato nella chiesa di San Pietro a Feltre e il Tabernacolo per la chiesa di Canale d’Agordo. L’analisi della tecnica di esecuzione di quest’ultimo, prova anche come Andrea fungesse da responsabile generale nei confronti della committenza riservando per sé le parti dell’opera più complesse e significative e lasciando alla bottega le restanti.
Nel 1699 riceve il pagamento per l’altare della Croce per la chiesa di San Valentino di Mareson di Zoldo, nel quale si nota il gusto verso uno stile classicheggiante, meno barocco e impetuoso rispetto all’Altare delle anime. In questo periodo Brustolon elabora nell’atelier altre committenze: cornici, crocifissi, gruppi scultorei, come quello per la chiesa parrocchiale di Farra d’Alpago, detto del Calvario.
Agli inizi del Settecento prende avvio, con la grande scultura raffigurante l’Assunta, una nuova fase stilistica: l’opera, un gruppo scultoreo strutturato in una composizione piramidale, mette in scena un lessico personalissimo, dove realtà e illusione si compenetrano con perfetto equilibrio. Nella sequenza cronologica delle opere di Andrea Brustolon ricordiamo poi il Tabernacolo della parrocchiale di Cortina, da sempre soggetto a differenti datazioni ed ora, grazie ai dati acquisiti con il recente restauro, riconducibile al 1700 circa. Data probabile di esecuzione per i due grandi Angeli porta-lampada della sacrestia della chiesa dei Frari di Venezia è invece il 1711, mentre è del 1722 l’inizio della progettazione del gruppo di sei statue denominate Allegorie Piloni, dal nome del committente conte Tiopi Piloni. Negli anni ’30 continuerà a lavorare per i nobili Piloni e Miari, senza tuttavia rinunciare alle committenze ecclesiastiche: sono infatti datati al 1725 i due Candelabri della Chiesa di Santo Stefano - preziosi esempio di oreficeria sacra - mentre è del 1731 il contratto per l’altare di San Valentino a Mareson di Zoldo, opera progettata con il controllo dell’artista ma realizzato e portato a compimento dalla bottega. è quindi da considerarsi ultima opera dell’artista lo stemma commissionato nel 1730 del vescovo Giacomo Zuanelli. La morte lo raggiunse, nella sua casa bellunese, il 25 ottobre 1732. L’artista fu sepolto nella chiesa di San Pietro a Belluno, dove, dopo settant’anni, sarà poi collocata la Pala della Crocifissione, uno dei suoi massimi capolavori che egli aveva eseguito a partire dal 1722 per la chiesa gesuita di Sant’Ignazio.
Nato da genitori zoldani (il padre, Jacopo, era anche lui intagliatore), si formò a Venezia come apprendista del genovese Filippo Parodi e soggiornò in seguito a Roma per studiare le opere romane e del Bernini.
A Venezia gli furono commissionati numerosi lavori dai nobili più potenti (ad esempio, i Venier, i Correr e i Pisani) e dalla Chiesa (sue opere sono conservate nella Chiesa dei Frari). A Roma viene tutt’oggi chiamato "Sala del Brustolon" l’auditorio con i seggioloni dell’artista da cui il Presidente della Repubblica invia i messaggi televisivi di fine anno. Altre opere, tutte a tema religioso, si trovano a Belluno, a Feltre, nello Zoldano e in Comelico.
Fu sepolto a Belluno, nella chiesa di San Pietro, ma la sua tomba andò rovinosamente perduta durante alcuni lavori di ristrutturazione eseguiti nel 1831.
Fu particolarmente seguito e imitato dai posteri, specie dagli artisti del bellunese.
Honoré de Balzac, nel romanzo "Le cousin Pons", lo definì "le Michel-Ange du bois".
La sua casa, un edificio quattrocentesco che si eleva sopra un breve portico, si trova a Belluno nei pressi del vicolo che conduce alla vicina chiesa di San Pietro. Sulla parete settentrionale è collocata una lapide, che ricorda come ivi abbia avuto nascita e morte l’artista.
L’arte del legno - La pratica scultorea e pittorica nelle opere di Brustolon
La conoscenza della pratica scultorea e pittorica nelle produzioni autografe e di bottega di Brustolon si è ampliata notevolmente in questi ultimi anni, anche a seguito delle campagne di restauro che hanno interessato i grandi altari lignei conservati nel bellunese e alcuni importanti gruppi scultorei.
Se permangono ancora incertezze sull’organizzazione della bottega brustoloniana è altresì evidente che la pratica di opere, soprattutto complesse come gli altari, richiedeva comunque una bottega allargata, in cui la figura dello scultore era coadiuvata da quella dell’intagliatore, dei marangoni e dei doratori.
Il processo di costruzione dell’opera passava attraverso diverse fasi, dalla progettazione grafica allo studio analitico dell’intervento, sia nella pianta che nella sintassi strutturale. Fondamentale era il repertorio grafico, necessario punto di partenza nel processo di lavorazione dell’opera e usato anche come tramite per la committenza.
Oltre alla fase progettuale appare certo l’intervento diretto di Brustolon nella parte scultorea dei lavori autografi, così come risulta sicuramente opera di Andrea, o eseguito sotto la sua direzione, il trattamento pittorico effettuato di solito presso la bottega; il fatto poi che, nel contratto per l’Altare di San Valentino, si precisi che l’opera sarebbe stata posta in loco da “qualche assistente in vece del Sud.to Brustoloni” fa presumere che lo scultore sovrintendesse abitualmente a tutte le produzioni della bottega.
Peculiarità dei lavori di Brustolon è proprio il trattamento pittorico, che maschera e simula supporti diversi: dal richiamo alle decorazioni barocche in stucco attraverso la biaccatura, alla doratura brunita, fino alla doratura a missione o alla simulazione della pietra e del marmo. L’uso di patinature pigmentate raffinatissime, stese su essenze pregiate come il bosso, sul pero o sul cirmolo, con gusto spiccatamente pittorico, in modo da rendere intrigante a chi guardi la percezione del materiale di partenza, caratterizza dunque - sin da principio - le produzioni brustoloniane, ineguagliabili per raffinatezza d’esecuzione e gamma cromatica.
In merito invece alle opere lignee policrome autografe, la pratica pittorica brustoloniana è affine alla pittura e il trattamento pittorico delle sculture policrome era elemento integrante del progetto dell’autore. Dal punto di vista della prassi esecutiva il blocco ligneo, scolpito e intagliato, veniva rifinito in modo accurato con raspe, lime e abrasivi; le analisi effettuate sulle opere dell’artista mostrano come gli strati preparatori fossero fatti in più stesure per assecondare la finezza dell’intaglio.
Il processo di doratura era infine, anch’esso, eseguito in bottega. “L’uso di tecniche di doratura diverse, in un gioco luministico tra lamine stese a missione, più opache e brune, e lamine stese a guazzo di serico effetto - scrive Milena Dean - costituisce un aspetto materico sempre presente nelle opere autografe.
Anche il sistema di costruzione utilizzato nelle opere brustoloniane - particolarmente complesso - risulta un’assoluta novità nel panorama bellunese e veneziano.
La scelta del supporto variava nettamente tra le opere per le quali era prevista una stesura pittorica e quelle invece in cui era prevista solo la patinatura finale. L’intaglio delle prime ha una definizione più secca, con angolature acute e la superficie viene sempre accuratamente rifinita pur tenendo presente nella progettazione la “morbidezza” delle stesure pittoriche; la perfezione del massello non è così importante e non è infrequente la presenza di nodi resinosi nella superficie. Il blocco centrale delle sculture era generalmente costruito con due o più assi di un certo spessore, in alcuni casi provenienti dal medesimo tronco, sovrapposte l’una all’altra con senso inverso nella fibratura e inchiodate. A questo nucleo si agganciavano una notevole quantità di masselli di minori dimensioni con perni lignei e incastri a mezzo spessore.
Presentazione
In occasione di questo grande evento dedicato allo scultore bellunese Andrea Brustolon, la Provincia di Belluno si è affiancata al Comune per offrire la possibilità anche di scoprire il vasto e notevole patrimonio storico-artistico conservato nelle chiese e nei musei che costellano il territorio bellunese.
Le numerose testimonianze dell’arte del Brustolon e della sua bottega si possono ancora oggi ammirare nei luoghi per cui vennero create e questo regala al visitatore la possibilità di comprendere perfettamente il contesto in cui nacquero e di godere appieno delle opere stesse.
Si è voluto quindi valorizzare tale preziosa ricchezza individuando sei luoghi emblematici della produzione di Andrea Brustolon che saranno aperti in occasione della mostra in giorni ed orari stabiliti e verranno segnalati da totem informativi: a Belluno il Museo Civico e la chiesa di San Pietro; a Feltre il Museo Diocesano; in Val di Zoldo a Pieve di Zoldo la chiesa di San Floriano e a Mareson la chiesa di San Valentino; in Comelico a Dosoledo la chiesa dei Santi Rocco e Osvaldo.
A questi sei percorsi curati dalla Provincia di Belluno, se ne aggiungono altri diciotto per un totale di ventiquattro itinerari che verranno indagati nella guida intitolata Andrea Brustolon e la sua bottega. Itinerari in provincia di Belluno curata da Anna Maria Spiazzi e Marta Mazza della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso. La pubblicazione edita da Skira sarà composta da schede esplicative delle opere del Brustolon e della sua bottega ed accompagnerà il visitatore in luoghi spesso sconosciuti ma ricchi di grande storia partendo da Belluno per raggiungere quindi il Feltrino, l’Alpago, l’Agordino, lo Zoldano, il Cadore ed il Comelico.
Eventi collaterali
Dagli chef delle Dolomiti, raffinati assaggi di Rococò
Nove fra i più rinomati chef della cucina bellunese - riuniti nell’associazione Altogusto - rendono omaggio al celebre scultore con dei menu ispirati al rococò veneziano, che saranno proposti tutti i giorni da dicembre 2008 a luglio 2009.
Al rococò Brustolon si avvicina nell’ultima parte della sua attività e le caratteristiche del gusto culinario dell’epoca - nobile semplicità, asciutto decoro, leggerezza e sontuosità delicata - ben si accordano alla sensibilità degli chef bellunesi.
Per informazioni, indirizzi ed orari di apertura: www.ristorantialtogusto.it
LEGNO E FORMAGGIO, PROTAGONISTI DELLA TRADIZIONE BELLUNESE
Sposalizio tra arte e gastronomia. In occasione della mostra del Brustolon esordirà una specialità agro-alimentare tipicamente bellunese. Si tratta appunto del formaggio del Brustolon: una caciotta di circa 800 grammi, a latte intero, dalla fresca stagionatura prodotta da latterie locali. L’iniziativa nasce con la regia della Strada dei Formaggi e dei Sapori delle Dolomiti Bellunesi in accordo con il gruppo Alfa/Crai che ne curerà la commercializzazione.
Per tutto il periodo della mostra sarà inoltre possibile gustare anche gli altri prodotti delle aziende casearie dislocate lungo gli itinerari della Strada dei Formaggi e dei Sapori delle Dolomiti Bellunesi.
Per maggiori informazioni: +39 0437 955137 - strada.formaggi.dolomiti@bl.camcom.it www.infodolomiti.it/stradaformaggidolomitibellunesi
UNA MOSTRA.... DI CIOCCOLATO TI ASPETTA!
Mirco della Vecchia, campione nazionale della pasticceria 2008, come Brustolon può dirsi a pieno titolo un artista del territorio che crea opere straordinarie, ma di cioccolato.
Durante tutto il periodo della mostra sarà possibile gustare una speciale tavoletta di fondente FONDENTE BRUSTOLON, che il maestro cioccolatiere bellunese ha prodotto per celebrare il grande scultore.
Per informazioni: Mirco Della Vecchia
Piazza F. Lorenzi - 32020 LIMANA (BL)
+39 0437 967455
info@mircodellavecchia.it
www.mircodellavecchia.it
BRUSTOLON TI ASPETTA AL CASTELLO
Per tutta la durata della mostra il ristorante del Castello di Zumelle offre la possibilità di gustare uno speciale menù settecentesco ispirato allo scultore bellunese.
Per tutti i possessori del biglietto della mostra di Belluno è possibile assistere gratuitamente - in abbinamento al menù Brustolon -, allo spettacolo “I racconti del Conte”, ogni domenica alle ore 16.
Informazioni e prenotazioni: +39 0437 747049 - info@castellodizumelle.it www.castellodizumelle.it
Come arrivare
Come raggiungere Belluno
Belluno è facile: un autostrada sempre libera, un parcheggio ampio e accessibile, una scala mobile comoda per raggiungere il cuore della città e la sede della mostra.
In auto:
Da Venezia Mestre: autostrada A27 (uscita Belluno Cadola) e poi lungo un breve tratto, direzione Belluno Centro.
Da Trieste: percorrere l’autostrada A4 ed imboccare, prima di Mestre, l’autostrada A27 per Belluno
Da Udine e Pordenone: seguire la statale 13 fino a Vittorio Veneto e poi l’autostrada A 27 per Belluno.
In aereo: Aeroporto Marco Polo di Tessera (Venezia), Aereoporto Sant’Angelo di Treviso
In treno: Linee ferroviarie Padova-Montebelluna-Feltre-Belluno e linea Venezia- Treviso-Conegliano-Ponte nelle Alpi-Belluno
Parcheggi: Ampia disponibilità nel parcheggio di Lambioi, dal quale si raggiunge con scale mobili Piazza Duomo, a tre minuti dalla sede espositiva
Andrea Brustolon
Palazzo Crepadona
via Ripa 3
Belluno
Orario D-G 9-19 V S 9-20
www.brustolon.it
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